All'aprirsi del XIV secolo Giotto è a Padova foriero di un nuovo modernissimo linguaggio artistico. In Cappella degli Scrovegni al talento pittorico del maestro viene affiancato quello del più importante scultore toscano dell'epoca, Giovanni Pisano, la cui sacra conversazione ancora emoziona per modernità di impostazione. Dopo il 1370 per circa un ventennio è attivo in città Giusto de' Menabuoi, chiamato a lavorare per la corte dei Carraresi. Lascia sue importanti testimonianze al Santo, nel Battistero del Duomo e nella Chiesa degli Eremitani. Gli succederà un altro toscano, quel Cennino Cennini  che legherà la propria fama alla pubblicazione del Libro dell'arte, un trattato sulle tecniche di pittura composto con tutta probabilità durante il soggiorno patavino. Si hanno prevalentemente notizie documentarie circa l'attività di Niccolò Baroncelli, fiorentino, presente in città dal 1436 fino al 1442 ca. di cui tuttavia si conservano ancora un bassorilievo in terracotta e il portale laterale della chiesa degli Eremitani.  Dal 1444 al 1453 Donatello è a Padova. La Basilica di Sant'Antonio ospita tre dei quattro capolavori che l'artista lascia in città: un crocifisso bronzeo, un altare con statue e formelle in bronzo e una statua equestre posta all'estremità settentrionale del sagrato della basilica. Recentemente un'altra opera - un crocifisso ligneo conservato presso la chiesa dei Servi - è stata attribuita alla mano dello scultore toscano. Rivoluzionari, moderni, innovatori ecco gli artisti toscani del XIV e XV secolo. Il loro linguaggio artistico stravolgendo la produzione locale scandisce nuovi percorsi artistici per dar vita ad un'arte che ancora oggi stupisce ed emoziona.